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CONGESSO 2010

INCONTRO ROMANO 2010

ARGOMENTO 2010: STILE DI VITA: ESPERTI IN UMANITÀ

Oggigiorno spesso sentiamo parlare di stile di vita, un’espressione che ci riporta all’identità personale e che è il riflesso del mondo in cui viviamo. Lo stile di vita è un modo di far fronte alla realtà e si manifesta attraverso le convinzioni, i valori, i modi in cui percepiamo le cose e in cui le facciamo, insomma il modo in cui le viviamo. È una scelta di vita, non sempre cosciente che ci porta ad essere, a presentarci ed a rapportarci con gli altri in un determinato modo.

Le persone creano stili di vita che ripercuotono nelle famiglie. La famiglia è il microcosmo della società. Dunque per contribuire positivamente al miglioramento della società, dobbiamo attuare sul nucleo e cioè sulla persona. Con questi presupposti proponiamo l’argomento del 2010: Esperti in Umanità.[1] Con l’obiettivo di arrivare a capire, cos’è l’essere umano, quali sono i suoi bisogni e scoprire come si può diventare un esperto in umanità. “Inoltre ci formiamo come esseri umani grazie ai piccoli dettagli che accadono intorno a noi: i saluti, il modo in cui decoriamo la casa, il modo in cui vestiamo, di ciò che potrebbe sembrare più lontano da un discorso teorico”.[2] Ogni uno crea e progetta il suo stile di vita in primis nella propria famiglia poiché essa diventa la nostra prima fonte di cultura.

Sotto questo asso antropologico si presentano due idee generali che ci consentiranno di sviluppare i progetti che si basano su questo principio, i parametri per valutare la qualità del servizio devono riflettere il modo in cui arricchiscono lo sviluppo delle persone e no il semplice rendimento economico:

a. Servizio. I lavori che ripercuotono direttamente sulla persona creano uno stile di vita più umano per coloro che lo realizzano ma anche per coloro che ne traggono beneficio e che contribuiscono a creare una cultura di servizio nella società.

Il lavoro è una dimensione essenziale nella vita di ogni persona, che le porta alla costruzione di una cultura veramente umana. Citiamo le parole di Giovanni Paolo II per dire che: “il lavoro è un bene. Un bene della sua umanità. Perché attraverso il lavoro l’uomo non soltanto trasforma la natura, adattando la ai propri bisogni, ma si realizza come uomo”.[3]

E così che si scopre in maniera profonda la grandiosità incommensurabile del lavoro veramente umano: “la santificazione del lavoro d'ogni giorno: il miracolo di trasformare la prosa quotidiana in versi epici, in virtù dell'amore con cui svolgete la vostra occupazione abituale. È là che Dio vi attende, chiamandovi a essere anime dotate di senso di responsabilità, ricche di zelo apostolico e professionalmente competenti”.[4]

“Chi lavora in casa deve sviluppare delle condizioni umane molto determinate-destrezza, esperienza e tecniche- alcuni pregi molto concreti, come lo spirito di servizio, la generosità, l’umiltà e sopratutto una capacità speciale di osservazione per capire i bisogni di chi ci sta intorno”. [5] Vivere e lavorare con questo atteggiamento fa nascere lo stile di vita che rende umane le persone che lavorano e anche coloro per cui si lavora.

Il lavoro manuale al servizio della vita quotidiana ha anche un valore scientifico, artistico e solidale che lo rende un esempio privilegiato del lavoro umano. Un lavoro che cerca di riportare all’uomo la sua umanità.[6] Non c’è dubbio che la famiglia è il posto migliore per trovare la persona integra, è lì dove si scopre e si riceve il calore dei servizi personalizzati di cui l’uomo ha bisogno per sviluppare la propria persona. In definitiva la base su cui si forgia una società esperta in umanità.

b. Professionalità. I parametri per valutare la qualità di un servizio devono riferirsi al modo in cui contribuiscono allo sviluppo integro delle persone.

Un lavoro acquisisce valore nella misura in cui favorisce lo sviluppo integro delle persone e come prendersi cura della famiglia ripercuote direttamente su questo processo la formazione professionale che esige una particolare accuratezza e serietà. La prestazione professionale di questo servizio affettuosamente umano garantisce il vero progresso di una cultura esperta in umanità.

Il lavoro a casa fatto bene, di forma professionale che sa come mettere insieme scienza, arte e tecnica, trasforma la casa in focolare, dove l’uomo riconosce se stesso come persona e lo rende capace di accettare uno stile di vita necessario perché la famiglia possa vivere bene.

Ha ragione Crawford quando afferma: “onorare pubblicamente coloro che acquisiscono reali conoscenze manuali di cui tutti noi siamo dipendenti ogni giorno” [7] e per questo motivo si può affermare che più professionalità, più umanità. Migliorare il lavoro e promuovere la soddisfazione per la cura della casa significa che ci dobbiamo impegnare in una formazione dove lo studio teorico si unisce all’esercizio di nuove attività pratiche poiché la conoscenza teorica si appoggia alla propria esperienza pratica e allo stesso modo l’effettività pratica trova le basi nella conoscenza teorica sicura e ben imparata.

È necessario coinvolgere tutte le nostre capacità intellettuali, volitive e affettive per realizzare le attività quotidiane con umanità. Questo esige una riflessione per migliorare ogni servizio a seconda dei bisogni per le persone e le circostanze concrete di ogni momento perché il vero professionista della casa valuta la persona.

Per questo motivo, come motto per il lavoro San Josémaría Escrivá indicava questo: “per realizzare le cose bisogna saperle condurre a termine. Non credo alla rettitudine di intenzione di chi non si sforza di ottenere la competenza necessaria per svolgere debitamente i compiti che gli sono affidati. Non basta voler fare il bene; è necessario saperlo fare. E, se il nostro volere è sincero, deve tradursi nell'impegno di impiegare i mezzi adeguati per compiere le cose ¨fino in fondo¨, con perfezione umana”.[8]

[1] L’espressione esperti in umanità fu usata per la prima volta da Paolo VI nel suo discorso davanti all’ONU (4/X/1965) e ripetuta poi da Giovanni Paolo II.

[2] HERRERO, M.; Fashion and Lifestyle. Conferenza di apertura del XIX Incontro romano 9/V/2009.

[3] Giovanni Paolo II Lettera enciclica Laborem exercens. 14-IX-1981, n. 9.

[4] SAN JOSEMARÍA ESCRIVÁ, È Gesù che passa; Ares; Milano 2000 (1ª, 1974); nº 50.

[5] CHIRINOS, M.P.; Una propuesta filosófica para la santificación del trabajo: el ¨negocio contemplativo¨, en Romana No. 45, Julio – Diciembre de 2007.

[6] Cfr. CHIRINOS, M.P.; Un´Antropologia del lavoro: il “domestico” come categoria; Pontificia Università della Santa Croce - Facoltà di Filosofia; Roma 2005; p. 86.

[7] CRAWFORD, M.B; Shop Class as Soulcraft: An Inquiry into the Value of Work; Penguin Group, Inc.; USA 2009; pp. 9, 18 y 22.

[8] SAN JOSEMARÍA ESCRIVÁ, È Gesù che passa; Ares; Milano 2000 (1ª, 1974); nº 50.

TRANSLATION SERVICES PROVIDED BY: MARIA PONCE CORRAL

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